Alcune regole e leggi possono essere di freno per lo sviluppo della sharing economy? Se lo è domandato recentemente la Commissione Europea che ha deciso di organizzare una serie di incontri con gli stati membri sul tema dell’economia della condivisione per valutare possibili ostacoli alla diffusione di quello che viene già definito come “il nuovo modello economico”.
L’Europa sta cercando di capire come armonizzare le regole dei mercati nazionali per fornire, in particolare alla grandi realtà che già operano (da Airbnb a Blablacar), un quadro normativo il più possibile uniforme. Anche per evitare ricorsi fondati sul fatto che le singole norme locali sono in contrasto con quelle più concorrenziali dell’UE (come quello fatto da Uber a seguito dello stop in Francia, Germania e Spagna). Una decisione che sembra nascere sulla spinta di quello che sta succedendo negli Stati Uniti dove si sta discutendo delle norme per sfruttare il potenziale economico della sharing economy evitando le criticità per chi lavora e per chi utilizza prodotti e servizi.
Intanto però il fenomeno non si ferma e la tipologia di offerte che mettono al centro lo scambio e la condivisione continua a crescere: per esempio, la piattaforma BedandLearn mette in contatto chi desidera ospitare in cambio di insegnamenti, con chi desidera essere ospitato e in cambio offre le proprie competenze per insegnare qualcosa. Un vero e proprio travel network basato sul baratto dove le esperienze e le conoscenze del singolo diventano motivo di scambio: chi ospita impara qualcosa (lingua, cucina, arte etc.) e chi viene ospitato non solo non paga l’alloggio, ma ha modo di conoscere da vicino gli usi e la cultura del Paese visitato. L’ideale per chi desidera viaggiare e conoscere nuove realtà pur non disponendo di molto denaro.
Viene proprio da dire: sharing economy, avanti tutta!