La seconda puntata della mia nuova rubrica è dedicata a un progetto innovativo che vede la collaborazione di più soggetti: Ortoalto AGAPI (AGricoltura + APicoltura + Integrazione). L’iniziativa partirà a febbraio a Torino a Casa Ozanam che ospiterà una comunità di migranti richiedenti protezione internazionale per un percorso di inclusione sociale attraverso la cura dell’ortoalto e dell’apiario.
Migliaia di tetti piani in centro e in periferia possono essere riconvertiti in spazi di rigenerazione urbana, in luoghi di socialità collettiva, in aree di produzione alimentare: questo l’obiettivo di Ortialti che ha fortemente voluto questo progetto. Un’occasione per rendere concreta la missione di Elena e Emanuela, due architetti con percorsi di ricerca e professionali diversi, che si occupano di progettazione sostenibile, marketing urbano e programmazione culturale da un lato; progettazione partecipata, sociologia urbana e innovazione sociale dall’ altro.
Il progetto Ortoalto AGAPI è un modo per realizzare il loro sogno: trasformare i tetti piani in tetti verdi coltivati a orto usando la tecnologia per il verde pensile, costituita da una serie di materiali tessili e plastici che si posano sui tetti, li rendono impermeabili e permettono all’acqua di essere trattenuta e allo stesso tempo di scorrere facilmente.
Il 20 dicembre alle Fonderie Ozanam Elena e Emanuela hanno organizzato, con la collaborazione di Meeting Service, Agridea e Quattrolinee, un evento per far conoscere il progetto e avviare la raccolta fondi. L’iniziativa vede la partecipazione delle associazioni Gaps, Parco del Nobile, E.R.I., ha il patrocinio della Circoscrizione 5 Città di Torino, può contare sul sostegno di Compagnia di San Paolo e il contributo di Fondazione Magnetto, Baghi Srl, Imam Ambiente e Unipol Sai. Sono sponsor tecnici Harpo Verde Pensile, Leroy Merlin, Edilspe – Incip, Arte e Giardini.
Dall’inaugurazione a maggio 2016 ad oggi l’ortoalto e il cortile di Casa Ozanam hanno ospitato attività di formazione, inserimento lavorativo e animazione culturale che vanno nella direzione di trasformare questa realtà in un nuovo polo culturale e di produzione aperto al quartiere e alla città.

Cosa c’è di nuovo
Se ne parla da qualche anno, ma solo negli ultimi tempi si sta affermando l’idea di utilizzare i tetti piani degli edifici per creare orti urbani. In questo progetto è presente un valore in più: far sposare sostenibilità ambientale e impegno sociale. E farlo in “alto”! Suggestivo in tutti i sensi!