Per la rubrica dedicata ai CSRnatives il protagonista di questa settimana è Giovanni Martoccia, tra i primi ad aderire al network nel 2015.

Come sei venuto a conoscenza dell’esistenza dei CSRnatives? È stato grazie al tuo percorso di studi o sono stati i tuoi interessi personali a farti avvicinare al network?
L’esistenza di CSRnatives? Bella domanda!
Tornato da Dublino, dove ho vissuto per qualche mese e dove ho sentito per la prima volta il termine CSR, mi trovavo a Milano per frequentare il master NP&COOP della SDA Bocconi, quando un mio amico mi ha parlato di questo “strano” network di giovani interessati ad approfondire e vivere la CSR.
All’inizio titubante, ho chiesto al mio allora tutor di stage, Luca Pereno di Leroy Merlin Italia, se conoscesse il network e lui, parlandomene con entusiasmo, mi ha spinto a frequentarlo.
Devo ammettere che mai consiglio fu più azzeccato; mi sono ritrovato in un gruppo di ragazzi che oltre a voler approfondire le tematiche della responsabilità sociale aveva voglia di sentirsi sostenibile e di fare concretamente CSR. Da quel momento ormai da due anni continuo a far parte del network fiero di essere un #nativo.

In un tuo articolo pubblicato recentemente sul blog www.csrnatives.net hai ricordato l’importanza della Direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario da parte delle grandi imprese: pensi che sarà uno stimolo sufficiente a promuovere pratiche si sostenibilità?
Partirei col dire che la Direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario (decreto legislativo 30 dicembre 2016, n. 254) è un gran passo avanti fatto, su input dell’Unione Europea, dall’Italia.
L’obbligare le grandi imprese alla rendicontazione di queste informazioni storicamente lasciate all’attività volontaria delle aziende può e, a parer mio, deve essere interpretato come un concreto passo avanti nella direzione di aumentare la trasparenza del sistema produttivo nazionale ed europeo, favorendo l’integrazione della sostenibilità, declinata come sociale, ambientale ed economica, dentro la strategia di business aziendale e cercando di superare un approccio non continuo e strutturale nel tempo che spesso ha contraddistinto la modalità di rendicontazione delle aziende.
Mi piace quindi leggere il decreto come un passo in una direzione di chiarezza e trasparenza e come una indiretta incentivazione di azioni di sostenibilità sempre più ampie, strutturate, ed integrate con il business aziendale, attribuendo un sostanziale valore di tali performance anche in una chiave di competitività e di mercato.

Terminati gli studi sei riuscito a trovare lavoro in un ambito vicino ai tuoi interessi. Cosa consiglieresti ad un giovane che crede nella futuro della sostenibilità?
Terminati gli studi universitari, dopo qualche mese di pausa/studio a Dublino, ho ripreso a studiare frequentando il master NP&COOP della SDA Bocconi.
Durante il master ho avuto la possibilità di occuparmi, per la prima volta attivamente, di CSR presso Fondazione Sodalitas e presso la rivista Valori.
Sono seguiti poi i sei mesi molto formativi nell’area sostenibilità di Leroy Merlin Italia ed infine ho iniziato a lavorare come consulente CSR presso ALTIS (ALTA SCUOLA IMPRESA E SOCIETÀ) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Del mio percorso posso dire di essere stato fortunato e determinato nel perseguire la strada di mio interesse.
Il consiglio che do a tutti i ragazzi #nativi è quello è di studiare, essere elastici e soprattutto ottimisti perché il futuro deve essere nelle nostre mani.

“[… ] non “lasciatevi vivere”, ma prendete nelle vostre mani la vostra vita e vogliate decidere di farne un autentico e personale capolavoro! (dall’incontro con i giovani di Genova, 22 settembre 1985)”
Papa Giovanni Paolo II