Il tema del riutilizzo delle scarti è sempre più di attualità. Ne ho già parlato le scorse settimane ricordando l’attività di Orange Fiber e di Freitag. Oggi ho scelto di valorizzare Skin Fish, un’iniziativa di Blu Marine Service finalizzata all’utilizzo dello scarto di alcune produzioni ittiche, in particolare la pelle del pesce.
Come comunica
Il progetto Skin Fish è interessante anche se per ora poco comunicato: anche per questo ho deciso di dare una mano per farlo conoscere. Finanziato dal ministero delle Politiche agricole e forestali nell’ambito delle iniziative a sostengo dell’attività ittica, il progetto ha permesso alla Blu Marine Service, società cooperativa di San Benedetto del Tronto, di studiare le possibilità utilizzare le pelli di pesce in settori alternativi quali l’abbigliamento, il calzaturiero, l’oggettistica, l’accessoristica ed il design in genere.
Prendendo spunto da quanto già accade in alcuni Paesi del Nord Europa, il progetto è partito dall’analisi delle specie ittiche presenti sul mercato italiano: solo alcune infatti possono essere utilizzate come materia prima per la creazione di prodotti durevoli. Sono stati poi definiti gli accorgimenti tecnici e organizzativi per ottenere una pelle di pesce che potesse essere conciata e stimolate alcune aziende artigiane a realizzare prototipi originali per un possibile sfruttamento commerciale.
Per ora il progetto è stato comunicato, oltre che sul sito, anche attraverso un’attività di media relations. Ma certamente si può fare di più…
Quali messaggi riesce a comunicarmi
Il messaggio è che possono aprirsi nuove opportunità per il comparto ittico e, soprattutto, trasformare un prodotto di scarto in un nuovo materiale dalle molteplici possibilità di impiego. Un secondo messaggio è che la creatività e l’innovazione possono portare a soluzioni fino a qualche anno fa inimmaginabili.
In una società sempre più attenta alla sostenibilità sarà possibile indossare a breve cinturini di orologio realizzati con pelle di cernia?