L’ospite di questa settimana è Assia La Rosa, Founder di Laboriusa.

 Ciao Assia e benvenuta sul mio blog. Da chi è partita l’idea di dare vita a Laboriusa?
Osservando il fenomeno del crowdfunding, abbiamo deciso di unire la creatività dell’agenzia di comunicazione I Press con l’impegno nel mondo charity, spinto dai rapporti sinergici con il mondo dell’associazionismo attivo. L’obiettivo? Creare una soluzione innovativa per rilanciare sviluppo nel territorio siciliano e contribuire a una crescita sostenibile, accorciando la filiera solidale con progetti tangibili e vicini ai donatori. Nasce così – quattro anni fa – il primo progetto di corporate social responsability dell’agenzia che prende il nome di Laboriusa: termine riconvertito dal dialetto siciliano, che racchiude al suo interno la parola “lab” (laboratorio di idee e creatività); “labor” (grazie al coinvolgimento di categorie svantaggiate) e “riusa” (in riferimento alle donazioni che vengono riconvertite in progetti di microeconomia).

Quali sono le caratteristiche che fanno di Laboriusa una piattaforma diversa da altre dedicate alla raccolta fondi?
Sicuramente la sua capacità di seminare in tutto il territorio siciliano progetti a supporto di una rete operosa e di raccogliere “dal basso” partecipazione, condivisione e attenzione verso temi etici, solidali e culturali in una chiave comunicativa poco convenzionale. È difficile, quanto mai complicato, parlare di campagne di sensibilizzazione, soprattutto attraverso il web, senza cadere nel pietismo o ricreare l’effetto “senso di colpa”, ma piano piano, siamo riuscite a costruire un modello diverso. Col sorriso. Al fianco di chi si spende per categorie fragili e cause nobili. La nostra società è cambiata in ogni suo aspetto e i processi di comunicazione nel Terzo Settore hanno bisogno di maggiore sperimentazione, ironia, storytelling, creatività e perché no, anche di positività. Per questo credo che il valore aggiunto di Laboriusa sia proprio la sua capacità di raccontare le iniziative con un registro “pink” capace di fare breccia nei cuori dei donatori.
Inoltre, definirla come semplice piattaforma di crowdfunding è ormai riduttivo perché oltre alla raccolta fondi a sostegno delle iniziative promosse sulla piattaforma web, Laboriusa racconta le storie della #gentelaboriusa (il nostro hashtag ufficiale), diffonde nuovi modelli di marketing non convenzionali e offre servizi solidali innovativi come la possibilità di creare liste regalo online o il servizio ticketing Laboriusa Event & Booking che permette di trasformare un evento – concerto, manifestazione sportiva, spettacolo teatrale etc – in una causa sociale da sostenere.

Quali sono i progetti realizzati in questi anni che consideri più utili?
In questi ultimi anni abbiamo sostenuto e finanziato ben 27 progetti per un totale di quasi 50mila euro, nonostante le barriere culturali ed economiche ancora presenti qui in Sicilia – soprattutto se si parla di tecnologia – coinvolgendo diverse categorie che operano su settori trasversali. Dall’home restaurant gestito da immigrati al corso di basket per bambini autistici, dal restyling del reparto di pediatria di Catania con un circo colorato, alla riqualificazione del quartiere Al Capo di Palermo che ha visto l’installazione di una bambinopoli dedicata a Franco e Ciccio. E ancora, l’acquisto di parrucche per la chemioterapia, la piantumazione di alberi con Legambiente, la pulizia di un canile ormai abbandonato, la vela solidale per i minorenni del circuito penale minorile, la consegna alle scuole dell’ultimo scritto del giornalista Giuseppe Fava. A dire il vero mi viene difficile selezionare le campagne più utili poiché ciascuna di loro, nel suo piccolo, è riuscita a realizzare un’iniziativa socialmente utile per il territorio e per la comunità ad essa legata.

Ci racconti in poche parole un’iniziativa che ritieni particolarmente innovativa?
“Il muro della Gentilezza”, realizzato da I Press grazie alla collaborazione di Format adv. “The Wall of kindness” ha colorato le vie del centro storico catanese per due mesi, sensibilizzando i cittadini e cercando di rimodulare il concetto stesso di “charity”. Un’iniziativa che ha scaldato il cuore in pieno inverno, caratterizzata da una semplice struttura di quattro pareti rosa che racchiudevano messaggi di civiltà: “L’amore è calore”,Non toccare se non sei tu la persona da aiutare”; “Donare amore fa bene al cuore”; “Poche regole ma buone: non vandalizzare”; “Riponi indumenti in buone condizioni”. Sul modello svedese, il “muro” è divenuto un luogo-simbolo: quinta scenica dove appendere visioni. Un angolo nato per creare una comunicazione forte in contrapposizione al silenzio imperante o, troppo spesso, alle grida avvilenti di questa società che non distingue più il bene dal male, i valori dai disvalori. Per questo si chiama “muro della gentilezza”, perché ha semplicemente invitato allo scambio, nobilitando l’interazione tra la gente, tra il “noi” e il “voi”.

Programmi per il futuro?
Stiamo lavorando alle nuove campagne di crowdfunding da lanciare e all’apertura di un e-shop dove poter acquistare la mascotte di Laboriusa – LallaB – dove parte del ricavato andrà devoluto ai progetti ospitati e promossi. Non mancherà poi la nostra partecipazione, nei prossimi mesi, a eventi e manifestazioni presenti in Sicilia nel segno della sostenibilità.