Sabato a Trento all’interno della Green Week ho partecipato a un incontro dal titolo molto tecnico (Dalla filiera dell’umido alle materie nobili) ma dai contenuti particolarmente interessanti.

L’incontro ha visto al centro dell’attenzione il Distretto Conciario di Arzignano che in questi anni è diventato un’eccellenza internazionale in termini di innovazione e sostenibilità. Un settore, quello della concia della pelle, che per lungo tempo è stato considerato tra i più inquinanti e che sta velocemente innovando processi e prodotti in chiave sostenibile.

L’evento di Trento è stato preceduto da un percorso dedicato alla scoperta di quattro aziende della filiera della pelle, quattro “Fabbriche della Sostenibilità” protagoniste della svolta culturale del Distretto di Arzignano: DANI (conceria), ACQUE DEL CHIAMPO (depurazione acque), ILSA (biotecnologie) e SAMIA (prodotti chimici).

Ma, come ha affermato Giancarlo Dani, presidente dell’omonimo gruppo, lo sforzo compiuto dall’azienda non era sufficiente per risolvere il problema. Da qui l’impegno di un intero territorio: oggi la sostenibilità ad Arzignano è una realtà.

Questo argomento mi sembra particolarmente importante tanto che lo scorso anno avevo già pubblicato un post su Dani e le sue attività.

Cosa c’è di nuovo
Trasparenza e tracciabilità sono i presupposti per un’economia che diventa anche sempre più circolare perché recupera scarti potenzialmente inquinanti e li trasforma in risorse preziose.