Nata in Kenya a Nyeri nell’aprile 1940, Wangari Maathai è un personaggio forse poco noto in Italia ma molto conosciuto nel resto del mondo come ambientalista, attivista politica e biologa. Dopo una laurea e un master in biologia ottenuto negli Stati Uniti nel 1966, inizia un dottorato di ricerca ed è la prima donna africana ad ottenerlo nel 1971 in Germania e all’Università di Nairobi. È anche la prima donna che ha la direzione di un dipartimento, quello di anatomia veterinaria, all’Università di Nairobi.
Assume anche importanti incarichi politici: diventa membro del parlamento keniota e assistente del Ministro per l’Ambiente e le risorse naturali nel governo del presidente Mwai Kibaki.
Sale alla ribalta della cronaca quando nel 2004 riceve il Premio Nobel per la Pace per il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace. Wangari Maathai muore a Nairobi nel 2011.
Cara Wangari,
sei ricordata come una grande attivista per l’ambiente e sei divenuta un simbolo della lotta eco-femminista: cosa ti spinto a mobilitarti con tanta passione?
Penso che il rispetto per la natura è alla base del rispetto per la vita: per questo mi sono sempre impegnata per insegnare alle giovani e alle donne ma anche ai politici l’importanza della salvaguardia dell’ambiente. Ho iniziato ad interessarmi attivamente del movimento ambientalista nel 1973 quando il Kenya si stava preparando a partecipare alla Conferenza delle Nazioni Unite in Messico, dove si sarebbe celebrato l’anno internazionale della donna.

Ci spieghi in poche parole cosa è stato il Green Belt Movement?
Ho fondato il Green Belt Movement, il Movimento della cintura verde, per cercare di risolvere la grave situazione ambientale del mio paese: grazie all’attività di questa associazione ambientalista sono stati piantati oltre 50 milioni di alberi in Kenya. Sono anche finita in carcere: il governo kenyano osteggiava ciò che stavo facendo. Il problema per loro non era tanto la mia decisione di piantare alberi ma il mio impegno nella mobilitazione delle donne del mio paese: per piantare alberi bisogna organizzare gruppi, educare i componenti di questi gruppi ad essere buoni cittadini. Tutto questo attivismo non piaceva a chi governava allora il mio paese…

Sei stata controcorrente anche nella tua vita privata…
Certo sono stata una delle prime donne in Kenya a divorziare oltre ad essere tra le poche ad avere un ruolo di primo piano nella vita pubblica. Ma mi fa piacere ricordare che ho sempre mantenuto un legame fortissimo con le mie origini rurali.