Rachel Louise Carson, biologa, zoologa e scrittrice, nasce negli Stati Uniti nel 1907 e coltiva fin da giovanissima l’interesse per la natura. Inizia a scrivere per il giornale della scuola storie di animali che osserva nella fattoria dei genitori. Al college sceglie di studiare biologia ed è ammessa alla John Hopkins University dove si mantiene come assistente di laboratorio e si laurea nel 1932. Non ha i mezzi per conseguire un dottorato e quindi accetta di essere assunta nell’ufficio per la pesca e la difesa della natura del Dipartimento dell’Interno degli Stati Uniti dove ha l’incarico di scrivere pubblicazioni naturalistiche in chiave educativa. Diventa negli anni un’autrice apprezzata: alcuni dei sui libri, tra cui “Primavera silenziosa”, hanno avuto grande successo e hanno contribuito alla nascita del movimento ambientalista americano. Rachel muore nel 1964 negli Stati Uniti a Silver Spring.

Cara Rachel,
sono rimasta colpita dalla lettura del tuo libro “Primavera silenziosa” che illustra bene la tua crociata contro i fitofarmaci. Che difficoltà hai dovuto superare?
Certamente è stata una battaglia importante che mi ha permesso di far comprendere le connessioni tra pesticidi e salute. Nessuno aveva il coraggio di dire che in agricoltura il DDT che resta nel terreno viene fissato dai vegetali e assorbito dagli animali. Ho cercato di spiegare come nel caso delle mucche passa dal fieno al latte e con il latte nella dieta umana. Lo stesso accade nel mare dove le catene di predatori e prede sono molto estese: il DDT passa da un pesce all’altro e da qui di nuovo nella dieta umana. Quindi per eliminare un insetto si finisce per avvelenare altri animali e gli uomini.

Sei da molti considerata la fondatrice del movimento ecologista moderno: cosa ne pensi?
Sono consapevole che grazie ai miei libri ho contribuito a far nascere una maggior attenzione sul rapporto fra attività umane e natura ma non mi sento a mio agio quando mi definiscono la fondatrice del movimento ecologista nel mio Paese. Certo i miei lavori hanno avuto grande effetto negli Stati Uniti e hanno contribuito al cambiamento nella politica nazionale sui fitofarmaci: grazie alle mie riflessioni milioni di persone hanno iniziato ad interrogarsi su cosa veniva sparso nei campi e finiva negli alimenti e a chiedere ai governi di controllare i residui di fitofarmaci nelle acque e nel cibo. Oltre che vietare le sostanze più nocive e tossiche.

Alcuni ti considerano anche la prima “ecofemminista”: ti ritrovi in questa definizione?
Certamente i miei studi sono stati innovativi e alcuni personaggi del movimento femminista hanno trovato nelle mie opere elementi utili per sviluppare la critica alla scienza e al pensiero patriarcale. La mia stessa vita come scienziata e scrittrice ha costituito un esempio che forse è stato di ispirazione per i movimenti “ecofemministi”.