Medico, partigiana, ambientalista, scrittrice: Laura Conti è una figura chiave del movimento ambientalista italiano. Nata a Udine nel 1921, si trasferisce a Milano per studiare medicina. Ma la sua vita cambia con la guerra: prende parte attiva alla Resistenza e viene internata nel campo nazista di Bolzano prima di essere deportata in Germania. Tornata libera si laurea specializzandosi in ortopedia e in medicina del lavoro. Laura si batte per far capire che l’impegno ambientale non è solo salvaguardia delle specie vegetali e animali ma è preoccuparsi anche della salute e del benessere delle persone. La sua vita è totalmente dedicata alla divulgazione scientifica e all’impegno civile: ricopre infatti anche alcuni importanti incarichi istituzionali (consigliere in Provincia di Milano e in Regione Lombardia e deputata in Parlamento). Laura muore a Milano nel 1993 e il suo nome è oggi inserito nel Famedio del cimitero monumentale della città.

Cara Laura,
le questioni ambientali, di cui ti sei occupa per tutta la vita, stanno diventando sempre più preoccupanti. Secondo te siamo ancora in tempo a “cambiare rotta”?
Oggi la situazione è certamente peggiorata rispetto ai miei tempi. Come sai sono stata tra le prime persone in Italia a portare l’attenzione sui problemi dello sviluppo, sui limiti delle risorse, sul rapporto tra crescita industriale e conservazione della natura. Mi dispiace che alcune indicazioni scritte da me e da altri studiosi anni fa non siano state prese in considerazione: si sarebbe potuto avviare il cambiamento negli stili di produzione, ma anche di vita e di consumo, molti anni fa. Voglio comunque essere positiva e pensare che la transizione verso un modello economico sostenibile è in atto. Un segnale importante arriva dalle imprese: per esempio molte organizzazioni hanno capito che se si continua a impiegare combustibili fossili non si riuscirà a fermare l’aumento della temperatura con gravi danni per tutti.

Hai avuto un ruolo centrale nella nascita di Legambiente di cui sei stata anche presidente del Comitato scientifico: qual è il contributo che possono dare oggi le associazioni ambientaliste?
Devono continuare nella loro azioni di sensibilizzazione delle persone ma anche intervenire sulle istituzioni perché prendano provvedimenti adeguati. Ho saputo che molti ragazzi sono scesi nelle piazze per denunciare l’assenza di interventi per combattere il cambiamento climatico: mi sembra un segnale positivo… Il dibattito sui temi ambientali non è più riservato agli studiosi e agli attivisti ma vede il coinvolgimento di tante persone, in particolare giovani, preoccupate per il loro futuro. La sfida è far capire a tutti la centralità delle questioni ambientali e l’urgenza di prendere provvedimenti seri. Se fino a qualche anno fa c’era un negazionismo disarmante, oggi mi sembra che ci sia maggior consapevolezza anche da parte delle istituzioni.

Il Comune di Milano ti ha dedicato uno spazio verde nella zona nord della città: il giardino è vicino a quella che è stata la tua casa tra viale Certosa e viale Monteceneri. Ti fa piacere essere ricordata in questo modo?
Certo e ancora di più mi ha fatto piacere sapere che l’idea è partita da alcuni cittadini che hanno chiesto l’intitolazione del giardino come “pubblico riconoscimento ed esempio di rigore scientifico e impegno sociale”. Pensare che ci sono bambini che giocano in questo spazio è una cosa che mi conforta….