Giorgio Nebbia nasce a Bologna nel 1926. È considerato da molti uno dei pionieri del movimento ambientalista italiano. Laureato in chimica, diventa presto docente di merceologia alla Facoltà di Economia dell’Università di Bari dove insegna dal 1959 al 1995. Molto importanti i suoi studi sulla scienza delle merci con un focus specifico sull’impatto ambientale e la sostenibilità.
Parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992) nelle sue battaglie ambientaliste è stato al fianco di Antonio Cederna, Fulco Pratesi e tanti altri. Muore a Roma nel 2019.

Caro Giorgio,
fino all’ultimo hai sostenuto che parlare di ambientalismo significa anche parlare di diseguaglianze economiche e sociali. Ci spieghi meglio?
Ho illustrato molte volte il mio pensiero: le violenze ambientali riguardano sia i paesi industriali sia quelli in via di sviluppo da cui i paesi ricchi traggono preziose materie economiche a basso prezzo. Le foreste tropicali, per esempio, vengono distrutte e le popolazioni native espulse per ricavare pascoli per l’allevamento dei bovini, la terra è ferita da pozzi di petrolio e gas naturale e da caverne di carbone, i principali responsabili del riscaldamento globale. Inoltre troppo spesso utilizziamo i paesi più poveri come discariche dei rifiuti tossici che avvelenano intere comunità. E potrei continuare con tanti altri esempi…

Parlando dei tuoi studi nel campo della merceologia (disciplina che si occupa dello studio, della produzione, delle caratteristiche e dell’uso delle merci), quali sono gli ambiti dove hai lavorato che reputi più interessanti?
Penso di aver portato un contributo significativo nel campo dell’utilizzazione delle risorse naturali in particolare sono state molto apprezzate le mie ricerche sull’energia solare e sulla dissalazione delle acque.

So che è stata molto intesa anche la tua attività di divulgazione. Quanti articoli hai scritto?
Effettivamente ho scritto molto: ho pubblicato oltre duemila articoli sulla stampa quotidiana e 1.260 articoli su molte decine di periodici. Recentemente la Fondazione Micheletti ha raccolto 4.700 miei testi di varia natura, che vanno dagli articoli su riviste scientifiche ai testi di conferenze, dai saggi preparati per convegni alle trascrizioni di atti parlamentari, dai testi in volumi collettivi alle relazioni tecniche, dalle trascrizioni di trasmissioni radiotelevisive agli appelli politici, dalle monografie alle traduzioni, agli articoli su quotidiani e periodici.

Per concludere, come vedi il nostro futuro?
Voglio partire da una considerazione: negli ultimi 30 anni sono quasi raddoppiati gli abitanti della Terra, è raddoppiata la massa dei materiali estratti dalla natura, è triplicata la quantità di rifiuti prodotti. Prendiamo come esempio il silicio che serve per i telefoni cellulari, i satelliti artificiali e ha tanti altri utilizzi: questo metallo richiede l’escavazione di milioni di tonnellate di sabbia, materia prima che deve essere trasformata in silicio metallico purissimo in forni elettrici alimentati da centrali che emettono gas che a sua volta altera il clima. Oppure facciamo un altro esempio: le batterie ricaricabili richiedono litio che deve essere ricavato da enormi laghi salati nelle Ande, con complicati processi di purificazione che lasciano grandi depositi di scorie. Sono esempi che devono farci riflettere sull’urgenza di cambiare il modello economico. Penso che dovete agire presto se volete rimediare a tante scelte sbagliate che sono state fatte in passato…