Nato a Torino nel 1908, Aurelio Peccei è noto soprattutto per aver fondato nel 1968 il Club di Roma, network di esperti che ha anticipato i problemi della sostenibilità proponendo di affrontare in modo innovativo le sfide globali. Pochi forse sanno che Peccei è stato, oltre che uno studioso, anche un manager di successo: assunto come dirigente in Fiat negli anni Trenta, arriva a ricoprire incarichi di responsabilità in Cina e URSS. Successivamente passa dalla FIAT alla Olivetti dove diventa Amministratore Delegato. Aurelio Pecci muore a Torino nel 1984.

Caro Aurelio, cosa è cambiato da quando hai pubblicato “I limiti dello sviluppo”, il primo rapporto del Club di Roma?
Mi piacerebbe dire che molte delle nostre idee sono servite a cambiare le cose ma purtroppo non è così. Nel rapporto che citi, che ti ricordo è stato giudicato a su tempo “controcorrente”, sottolineavamo la necessità di considerare i problemi a livello globale e valutare le conseguenze dell’impatto incrociato di fattori come l’aumento demografico, la povertà, il degrado della biosfera, i problemi energetici, le crisi del sistema finanziario e industriale. Solo adesso ci si rende conto che alcune questioni, come per esempio i cambiamenti climatici, sono globali e quindi non possono essere risolti da una singola nazione…

Ricordo che in un’intervista nel 1970 parlavi con chiarezza dei limiti della crescita: quale era la tua posizione?
Secondo me, anzi secondo noi, era importante trovare un nuovo equilibrio tra necessità umane e sostenibilità ambientale. Abbiamo sempre messo in evidenza l’importanza del comportamento dell’individuo nel suo ambiente. Avevamo previsto la grande evoluzione della tecnologia e la massificazione dell’informazione ma anche la necessità di una nuova etica globale e nuove regole per la gestione dei problemi a livello mondiale.

Come vedi il nostro futuro nel rapporto tra sviluppo economico e ambiente? Siamo ancora in tempo a cambiare marcia?
A questo punto penso che se non cambiate rapidamente il modo di produrre e consumare le conseguenze saranno pesanti. Oggi l’intero modello economico è in crisi. Bisogna che modifichiate la vostra visione: i problemi non vanno presi singolarmente ma nel loro insieme. Pensare “circolare” e studiare processi e prodotti con un’ottica interdisciplinare saranno due leve per il cambiamento: immaginare i processi nel loro insieme, compresa la chiusura del ciclo di un prodotto, consentirà alle istituzioni – ma anche alle persone – di assumere le proprie responsabilità per la costruzione di un futuro più sostenibile. Nonostante tutto sono sempre un ottimista…