Il severissimo e (inutile) Codice Etico di Maltauro: titolava così un giornalista del Corriere della Sera sabato scorso in un articolo in cui faceva riferimento all’arresto di Enrico Maltauro. In effetti il Codice Etico del Gruppo è ben scritto e sottolinea, tra gli altri principi, l’onestà, la correttezza e la trasparenza nello svolgimento delle varie attività aziendali. Inoltre ribadisce che le strategie di sviluppo e di crescita economica sono fondate sull’intero patrimonio di valori e principi che caratterizzano, e hanno caratterizzato, la storia ed il modo di operare delle singole società del gruppo.
Un ennesimo caso che rimette in discussione l’utilità di strumenti come il Codice Etico, la Carta dei valori, il Codice di comportamento, documenti che tutti noi suggeriamo alle organizzazioni nostre clienti. Ma se non sono sufficienti a disincentivare comportamenti scorretti che senso ha sostenere la loro utilità? Sono, come qualcuno sostiene, una comoda foglia di fico dietro alla quale nascondersi oppure rappresentano una sintesi efficace dell’impegno di chi gestisce un’impresa?
Anche se il dubbio è legittimo, credo sia più che mai necessario tenere la barra dritta e mantenere saldi i valori che vengono definiti in questi strumenti e che dovrebbero orientare le scelte strategiche delle imprese CSR oriented.
In fondo in fondo sono convinta però che gli imprenditori che credono nella correttezza e nella trasparenza forse non hanno bisogno di un Codice Etico.