L’ospite di questa settimana del mio blog è Renato Quaglia direttore della fondazione FOQUS, Fondazione Quartieri Spagnoli di Napoli.

Ciao Renato e benvenuto sul mio blog. Ho pensato di intervistarti anche se FOQUS non è propriamente una start up. Ma trovo interessante e innovativa la vostra esperienza. Ci racconti quando nasce FOQUS e qual è la vostra missione?
FOQUS è un progetto di rigenerazione urbana nato a Napoli nel 2014, nel cuore dei Quartieri Spagnoli. Ripensando le funzioni e la destinazione dell’ex Istituto Montecalvario, che fu un presidio sociale importante nel quartiere svuotatosi nel tempo fino a rimanerne vuoto di persone e ragioni, la Fondazione FOQUS ha avviato il recupero di diverse parti dell’edificio, la formazione di giovani e donne verso esperienze di auto-imprenditorialità, la creazione di nuova occupazione e nuove imprese, l’ospitalità di imprese indipendenti, pubbliche e private. In un edificio di 10.000 mq restato vuoto all’interno di un quartiere segnato da molti primati di fragilità sociale (dalla criminalità alla disoccupazione, dal numero di bambini che vi risiedono alla mancanza di servizi di base, pur trovandosi il quartiere nel cuore della città e non alla sua periferia) vive e lavora oggi una comunità economica e produttiva di imprese, servizi di cura alla persona, istruzione, formazione.
FOQUS sta sperimentando un diverso modo di intendere le politiche sociali: promuovendole da iniziativa privata, su principi di cooperazione, sostenibilità, imprenditorialità civica, assunzione di responsabilità condivisa. Insieme a Rachele Furfaro, Presidente della Fondazione e protagonista del metodo seguito dalle sue scuole “Dalla Parte Dei Bambini”, siamo convinti che le prime forme di prevenzione dall’esclusione sociale siano la conoscenza, il sapere e la formazione – strumenti indispensabili per avviare processi di trasformazione della realtà e produrre sviluppo, emancipazione, mobilità sociale.

Possiamo definire FOQUS un progetto di rigenerazione urbana?
Si, possiamo definirlo anche in questo modo. Anzi, rigenerazione urbana è il modo consueto per definire questo tipo di progetti, che si impegnano per trasformare la forma e le condizioni di una parte di città. Ma la definizione è limitante: qui non abbiamo solo fatto un intervento di riqualificazione urbana, non abbiamo soprattutto restaurato. FOQUS è un progetto più complesso, che certo ha riqualificato un grandissimo edificio, ma soprattutto ha creato lavoro, imprese cooperative, riportato le scuole e l’istruzione (con metodi attivi, non tradizionali) in un quartiere con i più alti tassi di abbandono scolastico d’Italia, ha innescato processi di trasformazione profonda nel tessuto sociale ed economico di un quartiere con 60.000 abitanti. Forse potremmo dire che FOQUS è un progetto di nuova città e di nuova cittadinanza.
Anche il metodo è parte del progetto: abbiamo voluto un modello di lavoro compartecipativo, basato sul coinvolgimento attivo di imprese private e pubbliche; un modello che promuove pratiche di rete, networking e coproduzione tra tutti i soggetti insediati – diversi per missioni e identità – per favorire le correlazioni tra competenze e specializzazioni. E un altro elemento caratterizzante è che FOQUS è stato realizzato su iniziativa e con risorse esclusivamente private.

Quali sono le iniziative già realizzate che ritieni più interessanti?
Nel 2013, quando sottoscrivemmo il contratto di affitto dello spazio di proprietà della Congregazione di Suore, l’edificio era in disuso e soprattutto deserto. Oggi è un grande risultato veder entrare 1.200 persone ogni giorno, persone che arrivano qui da diverse parti della città e quindi ibridano il corpo sociale chiuso dei Quartieri, portando in mezzo ai vicoli, insieme a una preziosa microeconomia diffusa, soprattutto stili di vita e appartenenze sociali diverse. Ogni giorno le 19 imprese e attività che qui sono insediate, dal nido ai corsi di laurea di grafica o di moda dell’Accademia di Belle Arti, dagli incubatori alla scuola di danza, dall’Istituto di MusicoTerapia ai fotoreporter dei quotidiani di Napoli, … ognuno svolge attività interessanti. Per parte nostra, la Fondazione ha avviato tre grandi progetti di contrasto alla povertà educativa, che coinvolgono bambini e donne in particolare difficoltà economica. Uno di questi ha appena aperto una scuola secondaria all’interno della Fondazione, le cui aule sono nella Fondazione e in molte delle imprese e attività che popolano l’economia dei vicoli: insieme agli insegnanti, sono diventati educatori anche i fabbri, i panettieri, i commercianti, i dipendenti della municipalità… È la scuola più grande d’Italia: i Quartieri Spagnoli, dalla triste fama, stanno diventando un Quartiere Educante, per far dare voce alla parte sana di questi vicoli e contrastare, con i bambini e l’educazione, le sue fragilità.

Programmi per il futuro?
In Italia si stanno realizzando molte esperienze di riqualificazione, rigenerazione urbana, nuova cittadinanza, innovazione sociale. Il progetto più impegnativo è connettersi, scambiare esperienze e modelli, non restare a coltivare solo il proprio progetto.