L’ospite di questa settimana del mio blog è Daniele Biscontini, fondatore di Emersum.

Ciao Daniele e benvenuto nel mio blog. Come è nata l’idea di dare vita a Emersum e creare bikini in plastica riciclata?
Tutto è iniziato come una sfida, una passione, come molti.
Mi occupo di sostenibilità in termini di miglioramento della gestione delle risorse per la pubblica amministrazione e per le imprese. La moda è un settore creativo ed ispirante ma anche uno dei più impattanti in termini di uso delle risorse, mancanza di regole sul lavoro, e compatibilità dei prodotti con la salute e soprattutto senza un vero “fine vita” del prodotto. Un capo tessile o va in discarica o va all’inceneritore nel 90% dei casi. È peggio della plastica in mare!
Ma la cosa che mi ha fatto riflettere è il forte contrasto tra l’abbinamento di immagini di mare dei più grandi marchi e la mancanza di una presa di posizione in termini ambientali sulle loro collezioni: basta leggere il rapporto di Greenpeace (campagna Detox).
Ho cercato quindi un esperto di sostenibilità nella moda: il mio attuale socio, Stefano Cochis, aveva curato la realizzazione di un filo sostenibile nato dal riciclo delle bottiglie. Potevamo quindi associare immagini di mare e moda con una vera sinergia comunicativa: il tuo capo può proteggere l’ambiente.

Come è organizzato il processo produttivo e quali sono le maggiori difficoltà che incontrate?
Emersum è un marchio di informazioni al consumatore e di processo sostenibile e responsabile. Questo vuol dire che noi come moltissimi brand mettiamo in “fila” tante imprese per i vari passaggi. Noi partiamo da più lontano seguendo i lotti dei materiali, raccogliendo le certificazioni nella filiera, progettiamo tessuti e li portiamo a chi vuole costruire capi sostenibili.
È facile capire quindi che raggiungere i minimi di produzione per garantire prezzi competitivi è una delle principali sfide.
Ma la difficoltà più grande è culturale. Spesso ci imbattiamo in clienti che ci dicono: è riciclato e quindi costa meno?, oppure posso provare a fare una collezione ma i test sono a carico vostro (!!!). Spiegate le opportune regole del gioco poi ci si accorda in un percorso sostenibile… oppure no, ognuno per la sua strada. Abbiamo realizzato una banca dati di tutte le aziende certificate al livello mondiale per i vari tessuti: infatti per ogni tessuto esiste il suo alter-ego “sostenibile” come per il cotone esiste il cotone biologico.

Il tema della salvaguardia del mare è di grande attualità. Qual è il vostro contributo per la crescita della cultura della sostenibilità?
Emersum cerca di mantenere il suo spirito con due linee.
Da una parte aiutiamo le amministrazioni comunali a presentare progetti per il recupero dei rifiuti anche rispetto alla comunicazione ai cittadini. I rifiuti dispersi sono i “precursori” dell’inquinamento del mare. Quindi se non smettiamo di buttare rifiuti a terra oppure se le grandi città come Roma non arrestano subito l’uso di cassonetti stradali rotti, ad ogni vento o pioggia getteremo in mare migliaia di tonnellate di rifiuti di cui l’80-90% è plastica.
D’altra parte nel settore moda e tessile: sul consumatore noi siamo tra i pochi ad inserire informazioni sull’impatto del singolo capo prodotto, nei negozi multimarca proponiamo prodotti sostenibili e da questo anno abbiamo anche in mente merchandising sostenibile. Tutti, proprio tutti, possono inserire un po’ di sostenibilità nei loro percorsi di impresa.

Per concludere, quali sono i vostri programmi per il futuro?
Un tridente: aumentare la presenza nel mercato producendo più linee di prodotti nostri, allargando il numero di marchi per cui essere consulenti e convincendo imprese che fanno altro a fare progetti di CSR ad inglobare nei loro bilanci di sostenibilità la consapevolezza dei prodotti che acquistano.
Lo dico in modo più semplice. Un’azienda acquista tende di poliestere, e sedie di poliestere per le sale riunioni, e produce come scarto bottiglie di plastica. Perché non fare un bel progetto di economia circolare e acquistare i prodotti del proprio riciclo. Potrebbe essere fatto per molti dei loro acquisti. La sostenibilità spesso è integrazioni tra vari settori (ufficio acquisti, sicurezza, ambiente, etc).