L’ospite di questa settimana del mio blog è Luca Argenton di Digital Attitude, una start-up nata a Milano e composta da un team di psicologi e sviluppatori.

Ciao Luca e benvenuto sul mio blog. Ci racconti come è nata la vostra impresa?
Digital Attitude è nata lo scorso anno dalla voglia di agire e pensare in maniera esponenziale di Methodos, società che da più di 40 anni accompagna le grandi aziende in progetti di change management. La nostra ambizione è quella di portare nel futuro la missione di Methodos, disegnando un nuovo modo di affrontare le sfide di change management attraverso la digitalizzazione.
Tutte le persone che lavorano all’interno di Digital Attitude condividono la stessa visione: fare in modo che la trasformazione digitale sia alla portata di qualunque lavoratore, indipendentemente dal suo ruolo e dalle sue capacità, dalla sua età e dalla sua esperienza.
Per raggiungere questi obiettivi, aiutiamo le persone a coltivare un’attitudine digitale, partendo dai comportamenti e dalle abitudini d’uso delle tecnologie che un’azienda mette loro a disposizione.

Come è composto il vostro team?
Il nostro team è composto da psicologi, neuroscienziati, esperti di change management e sviluppatori full-stack. Grazie alle differenti esperienze e a un background così diversificato, siamo in grado di affrontare la tematica dell’adoption delle soluzioni tecnologiche in modo integrato, ragionando non soltanto sull’aspetto umano o su quello tecnologico, ma sulla relazione che intercorre tra i due.
Un elemento che contraddistingue il nostro team è l’internazionalizzazione. Dopo un’attenta valutazione di candidati provenienti da tutto il mondo, abbiamo selezionato due sviluppatori arrivati rispettivamente da Russia e Macedonia; a loro si aggiungono due colleghi tedeschi che si occupano dello sviluppo di sinergie commerciali nei mercati europei.

Il vostro lavoro è semplificare i processi di adoption delle tecnologie messe a disposizione degli utenti nei contesti aziendali. Ci spieghi meglio?
La forte spinta alla trasformazione digitale e l’introduzione di continue innovazioni richiedono la necessità di un adattamento costante a nuove applicazioni, strumenti e flussi di lavoro che promettono di migliorare la produttività, la collaborazione e l’efficienza dell’organizzazione.
Un processo complesso, specie per coloro che non possiedono un livello elevato di conoscenza ed esperienza in ambito digitale. Per questo, benché i budget dedicati alla Digital Transformation siano in costante crescita, molte aziende faticano a massimizzare i loro investimenti in ambito tecnologico perché non riescono a integrare la tecnologia con la cultura organizzativa e l’esperienza umana. Dall’altra parte, anche quando le persone vogliono cambiare le loro abitudini, fanno fatica e si scontrano con molte resistenze al cambiamento.
Per supportarle nel processo di adoption di una nuova tecnologia abbiamo messo a punto una Habit Inspiring Platform, assistente virtuale che ha l’obiettivo di accompagnare gli utenti in un percorso di creazione, mantenimento e rinforzo di abitudini legate a un utilizzo sempre più efficace delle soluzioni tecnologiche che l’azienda mette a loro disposizione.
Grazie all’applicazione congiunta di logiche di intelligenza artificiale e di carattere (neuro)psicologico, il sistema è in grado di costruire un sistema di feedback continuo, personalizzato e real-time per ciascun utente. Nessuno escluso.
L’obiettivo finale è quello di affiancare quotidianamente le persone nella costruzione di nuove abitudini funzionali al miglioramento delle capacità di utilizzo della tecnologia. Questo miglioramento porta a un incremento della qualità della propria work experience, genera un impatto misurabile sulla performance individuale e di team e aiuta le persone ad abbracciare modalità sempre più smart di lavoro.

Il tema dell’interazione uomo-macchina affascina ma spaventa molte persone. Come definiresti il vostro approccio a questo argomento?
Per aiutare le persone nell’adoption di una nuova tecnologia è innanzitutto necessaria la comprensione delle possibili resistenze al cambiamento fondate su paura, sfiducia, e incertezza: “Ha sempre funzionato così! Perché dovrei cambiare il mio modo di lavorare?”; “È inutile che perda tempo, tanto non lo userà mai nessuno”; “Ecco l’ennesimo cambiamento che si tradurrà in una bolla di sapone!”; “Non ci provo neanche, tanto non sono capace”.
Per questo, consideriamo il tema dell’adoption e quindi dell’interazione umana con le nuove tecnologie da un punto di vista olistico, che tiene in considerazione tecnologia, strategia, e cultura aziendale, oltre alle strette interconnessioni tra queste tre dimensioni.
È necessario che ogni persona all’interno dell’azienda prenda consapevolezza delle potenzialità e dei benefici che la tecnologia in oggetto può portare sia a livello professionale che personale. Questo però non basta. I nuovi comportamenti devono superare una naturale resistenza al cambiamento e, gradualmente, diventare più immediati, trasformandosi in abitudini.
Un elemento chiave per ottenere una piena adoption delle nuove soluzioni tecnologiche è la sensazione di sentirsi padroni della tecnologia. Questo non significa necessariamente saperla utilizzare al meglio e conoscerne ogni trucco, quanto piuttosto arrivare ad un livello di utilizzo per cui la persona si sente pienamente padrona delle proprie azioni, avendo sviluppato un elevato livello di confidenza con la soluzione proposta.

Quali sono i vostri programmi per il futuro?
Far crescere il potenziale del nostro team e del nostro prodotto per supportare sempre più persone nella costruzione di abitudini che possano fare la differenza nel loro quotidiano personale e professionale.