La tesi n° 9 del mio libro Comunicazione e sostenibilità – 20 tesi per il futuro edito da Egea è Credere nei giovani di Andrea Di Turi, giornalista e blogger

La ricetta per comunicare la CSR in modo efficace non è ancora stata trovata e, se mai lo sarà, probabilmente esigerà una robusta varietà di ingredienti e una buona dose di saggezza nel dosarli. In ogni caso, se si vuol testare una strategia o anche solo un’iniziativa di comunicazione riguardante i temi della responsabilità sociale con l’obiettivo di avere dei risultati di cui potersi ragionevolmente fidare, è consigliabile farlo col pubblico più esigente: i giovani.
Non c’è bisogno di spiegare perché i giovani siano i più difficili da raggiungere, stimolare, coinvolgere. Semmai occorre riflettere sui modi, i canali, i luoghi che frequentano quando cercano informazioni. Questi luoghi, che lo si consideri positivo o meno, sono sempre più virtuali. Legati al web. Specie ai social network, cui accedono con elevatissima frequenza – o meglio ci convivono, tanto che li chiamano generazione look down – soprattutto da dispositivi mobili, il che significa generalmente mentre fanno altre cose.
Passa dunque da qui la comunicazione della CSR rivolta al pubblico che ha davanti a sé più futuro, i giovani, e che per questo in prospettiva deve essere il riferimento principale di chi comunica.
Una comunicazione adatta ai social vuol dire tante cose. Ad esempio immediatezza, continuità. Ma anche trasparenza, credibilità, elementi che i giovani pongono spesso come condizioni a chi chiede il loro ascolto. Di solito pretendono anche un’altra cosa: risposte. Del resto responsabilità, quella sociale compresa, questo significa.