Berta Isabel Cáceres Flores nasce in Honduras nel 1971. È considerata una delle più importanti ambientaliste del Centro America ed è stata leader dei Lenca, una popolazione indigena discendente dai Maya che occupava in epoca precolombiana larga parte dell’Honduras centrale e meridionale.
Ha ricevuto diversi premi, tra cui il Goldman Environmental Prize 2015, per la campagna di salvaguardia ambientale con cui è riuscita a evitare la costruzione di una diga sul Río Gualcarque, considerato sacro dai Lenca.
Berta viene uccisa nella sua casa a La Esperanza il 2 marzo 2016.

Cara Berta,
cosa ti ha spinto ad impegnarti per l’ambiente?
Come sai sono cresciuta in un paese, l’Hunduras, dove c’è sempre stata molta violenza e manca il rispetto per l’ambiente e per le popolazioni native. Mi sono impegnata fin da giovane per combattere i problemi della mia terra prendendo ispirazione da mia madre molto impegnata nel sociale.
Dopo aver frequentato l’università, ho seguito la mia passione e mi sono impegnata in attività a favore del mio popolo. Quando ho fondando nel 1993 il Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH), non immaginavo che avremmo dovuto affrontare tante difficoltà. L’organizzazione nasceva per la difesa dell’ambiente nel Dipartimento di Intibucá e la salvaguardia degli indigeni Lenca: in quegli anni erano cresciti in Honduras progetti a forte impatto ambientale, come l’apertura di miniere e la creazione di dighe che minacciano l’ecosistema e le comunità indigene.

Qual è stato il tuo ruolo nella lotta alla costruzione della diga?
Ho organizzato diverse campagne per combattere la costruzione di dighe idroelettriche sul fiume Gualcarque, un luogo di importanza spirituale per la comunità Lenca. Il nostro avversario era una joint venture tra la compagnia honduregna DESA e la cinese Sinohydro, il più gran costruttore di dighe al mondo. Nell’aprile 2013 ho organizzato un blocco stradale per impedire l’accesso del DESA al sito della diga: ci siamo messi tutti in fila in una protesta pacifica. Per oltre un anno, il blocco ha resistito a numerosi tentativi di sfratto e attacchi violenti da parte della sicurezza militarizzata e delle forze armate honduregne. Durante la campagna contro la diga ho ricevuto diverse intimidazioni anche da parte di militari e sono stata sottoposta da un tribunale a provvedimenti restrittivi. Le minacce di morte sono continuate fino al 3 marzo 2016, quando uomini armati sono entrati nella mia casa e, come tutti sanno, mi hanno ucciso.

Quali messaggi ti farebbe piacere far arrivare agli attivisti che si battono oggi per la salvaguardia dell’ambiente?
L’importante è combattere per le proprie idee e per difendere il pianeta e le persone che lo abitano. Non bisogna mai smettere di lottare per consentire a tutti di avere una vita sana e dignitosa.