Alexander Langer nasce nel 1946 a Vipiteno in Alto Adige da una famiglia benestante: il padre era un medico viennese di origine ebraica e la madre l’erede di una dinastia di farmacisti del paese. Anche se appartiene a una famiglia prestigiosa, Alex sceglie di rinunciare alla sua eredità per rendersi indipendente.
Si laurea in giurisprudenza ma nella sua vita ha molteplici interessi. Possiamo definirlo un pacifista, uno scrittore, un giornalista, un traduttore, un docente anche se viene ricordato soprattutto come politico.
Di formazione cattolico-sociale, Alexander diventa un importante esponente di Lotta Continua e ne dirige per un certo periodo il quotidiano.
Nel 1983 viene eletto in Regione con la Lista alternativa per l’altro Sudtirolo da lui fondata, nel 1989 entra nel Parlamento europeo nelle liste Verdi e nel 1991 fa parte degli osservatori internazionali nelle prime elezioni libere in Albania.
Nel 1992 partecipa all’organizzazione della conferenza mondiale sull’ambiente a Rio de Janeiro e alla parallela conferenza Global Forum. In quella occasione propone una riduzione del debito dei Paesi in via di sviluppo. Nel 1994 viene rieletto al Parlamento europeo, diventa presidente del gruppo Verde e membro della commissione politica estera.
Alex muore suicida nel 1995.

Caro Alexander,
sei da molti considerato il profeta della rivoluzione verde. Ti fa piacere essere ricordato in questo modo?
La definizione di profeta della rivoluzione verde non mi è mai piaciuta e spesso mi sono sentito quasi ostaggio di questo ruolo che mi veniva attribuito.
Come sai mi sono occupato di tante altre cose… Sono stato promotore di diverse iniziative che vanno oltre la difesa dell’ambiente: per esempio mi sono battuto per la pace, la convivenza, i diritti umani, contro la manipolazione genetica. Mi sono occupato anche di problematiche internazionali, come il rapporto tra nord e sud del mondo, della lotta contro la guerra e in favore della conciliazione, di dinamiche dell’integrazione europea, della situazione dei paesi dell’Europa dell’est, dei problemi di convivenza nelle aree di crisi…

Hai avuto sempre molta attenzione alla situazione dell’Alto Adige…
Certo, mi sono occupato anche della situazione dell’Alto Adige e in particolare del rapporto tra le diverse comunità linguistiche. Qualcuno ricorda ancora il mio rifiuto, come germanofono altoatesino, di identificarmi politicamente con un’etnia. Quando il governo guidato da Giovanni Spadolini pensò di risolvere l’annosa questione altoatesina con una dichiarazione di appartenenza etnica da riportare all’anagrafe rifiutai quella che mi sembrava un’imposizione. Questa scelta mi costò l’esclusione dall’insegnamento ma successivamente una sentenza del Consiglio di Stato mi dette ragione.

Quale messaggio ti farebbe piacere far arrivare a chi si batte oggi per la pace e per l’ambiente?
Nel mio piccolo ho cercato di essere un costruttore di pace, non un pacifista ideologico: chiedo a tutti di «fare la pace tra gli uomini e con la natura». Questo è il messaggio che mi sento di condividere in un momento in cui il mondo sta attraversando un periodo di grande difficoltà.