L’ospite di questa settimana del mio blog è Andrea Cincinnati, Co-Founder e CEO di Integrate, una realtà nata a Milano nel novembre 2017.

Ciao Andrea e benvenuto sul mio blog. Da chi è nata l’idea di creare Integrate?
Ciao Rossella, l’idea di Integrate nasce da un mio interesse personale per l’etica e la sostenibilità maturato nel corso degli ultimi anni del mio percorso professionale e dal coinvolgimento degli altri soci fondatori che pur avendo competenze diverse hanno subito creduto nell’iniziativa investendoci tempo e risorse con entusiasmo. Il connubio tra analisi di sostenibilità e tecnologie informatiche di analisi big data ci hanno poi consentito di connotarci come start up innovativa.

Cosa è un rating ESG? Sul vostro sito vi definite l’unica realtà italiana attiva nel rating di sostenibilità: ci spieghi meglio?
Un rating ESG vuole essere un metodo di misurazione della capacità di un’impresa di gestire i fattori ambientali, sociali e di governance nello svolgimento del proprio business. Questi tre fattori vanno visti in un’ottica integrata e non soltanto separata. Il rating oltre a esprimere un giudizio, restituisce all’azienda indicazioni utili sul proprio posizionamento competitivo rispetto ad altre imprese comparabili. Va quindi letto non come un mero giudizio a sé stante, bensì come uno strumento per potersi misurare rispetto agli altri e possibilmente incentivare le aziende a raggiungere le migliori pratiche di mercato in tema di sostenibilità.
Siamo l’unica realtà italiana poiché al momento siamo gli unici a porci in competizione con grandi operatori internazionali che operano in Italia, sfruttando le proprie dimensioni globali e economie di scala. Pensiamo tuttavia rispetto a loro di avere un vantaggio competitivo in termini di conoscenza del mercato italiano e del modo di fare impresa in questo paese. Ulteriore differenza rispetto ad altre agenzie di rating internazionali consiste nella nostra scelta di voler misurare l’informativa non finanziaria approvata dai board e resa pubblica dalle società nelle Dichiarazioni Non Finanziarie o nei bilanci di sostenibilità e talvolta nei bilanci integrati. In tal modo riduciamo gli oneri di tempi e risorse dedicati dall’azienda che si sottopone al rating di sostenibilità, agevolando così il processo in maniera efficiente e del tutto trasparente.

Come è composto il vostro team?
Il nostro gruppo è composto da 12 persone incluso il sottoscritto. Il cuore dell’attività è condotto dal team di analisti ESG tutti dotati di un solido percorso di studi in tema di sostenibilità. Abbiamo laureati in Bocconi, Ca’Foscari, Università di Trieste, Università Cattolica, tutti con esperienze eterogenee all’estero, ma accomunati dalla passione condivisa per l’analisi delle pratiche di sostenibilità. Mi preme sottolineare che la quasi totalità di collaboratori di Integrate proviene dalla rete dei CSR Natives che ritengo essere una preziosa realtà a cui rivolgersi da parte di tutti coloro che sono alla ricerca di professionalità in tema di sostenibilità. Grazie al network coordinato da Koinètica, siamo riusciti a inserire in organico in maniera molto efficiente giovani con professionalità e competenze di assoluto valore e di questo ne siamo fieri. Per realtà innovative come la nostra, avere un team giovane, appassionato di sostenibilità con stimoli importanti è assolutamente vitale e ci aiuta a fare meglio il nostro lavoro e a crescere nella ricerca. A proposito di innovazione, completano la struttura tre informatici coordinati da un socio esperto in tecnologia di analisi semantica, analisi big data e intelligenza artificiale. Alcuni dei modelli di analisi che stiamo sviluppando incorporano questo tipo di tecnologia.

Anche nel mondo degli investimenti la sostenibilità è sempre più importante. Come vedi il futuro della finanza sostenibile e quali sono i vostri programmi?
Vedo un futuro estremamente positivo per tutto ciò che riguarda la finanza sostenibile tesa a perseguire i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite. In questo siamo agli inizi, ma alle porte di una discontinuità importante per il futuro.
Un report della Commissione per il Business e lo Sviluppo Sostenibile ha stimato che il perseguimento degli obiettivi degli SDG sarebbe in grado di favorire 12 trilioni di dollari di nuove opportunità di business e 380 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030. E’ ormai chiaro come gli investitori e gli operatori della finanza sostenibile possano giocare un ruolo cruciale nel canalizzare capitali privati verso progetti di investimento allineati con i principi SDG delle UN a beneficio dell’economia reale. La stessa iniziativa PRI delle UN ha incluso gli SDGs nei propri obiettivi dei prossimi 10 anni al fine di convogliare i flussi di investimento degli investitori responsabili verso strumenti di finanza in grado di contribuire al benessere di tutti. Ulteriori iniziative sono previste per includere gli SDG nel PRI Reporting Framework degli investimenti responsabili.
Non solo l’approccio comportamentale di tutti noi consumatori e risparmiatori, ma anche quello dei grandi e piccoli investitori è destinato a mutare e sta cambiando sotto i nostri stessi occhi. Questo cambiamento è finalmente favorito anche dal mutato atteggiamento del legislatore europeo che con l’approvazione dell’Action Plan sulla finanza sostenibile nello scorso marzo, ha deciso di prendere iniziative concrete con una serrata agenda da qui al 2019.
Con questa entrata in campo molte cose saranno destinate a cambiare e a prendere impulso, e sto pensando in particolar modo a iniziative che il legislatore avvierà su impianti regolamentari estremamente importanti quali la MIFID 2 e la IDD che saranno emendate per garantire che le preferenze in materia di sostenibilità siano tenute in considerazione nella valutazione dell’adeguatezza sulle decisioni di investimento.
L’Esecutivo UE valuterà inoltre la possibilità di adottare requisiti patrimoniali che riflettano il rischio delle attività sostenibili detenute da banche e imprese di assicurazione con conseguenti impatti legislativi sulle Direttive Europee in tema di capital requirements. Non sono poi da escludere misure di agevolazione fiscale per investimenti di tipo sostenibile.
Se si vogliono centrare gli obiettivi degli Accordi di Parigi 2030 è fuori di dubbio che occorre ingaggiare la finanza sostenibile come leva principale per trasmettere a cittadini e imprese del mondo reale un nuovo modo di fare impresa, più attento all’ambiente e basato su un modello di sviluppo condiviso.
Questo la UE lo ha ben compreso e lo ha messo nei propri piani futuri.